Un percorso tra un punto di partenza e uno di arrivo può essere solo lo spazio da percorrere nel più breve tempo possibile o un’avventura da vivere. Questo viaggio è stato del secondo tipo: avventura e scoperta, con emozioni che trasportano i viaggiatori in un mondo che è solo loro, anche se si svolge sotto gli occhi di tutti.
L’auto è piccola e confortevole, calda e odorosa di uomo. I miei due compagni di viaggio sono seduti davanti. Osservo le strade di periferia, che non conosco, e trovo le luci e l’atmosfera molto interessanti, ricche di orme di varia umanità, di quelle vite semplici e difficili, che lasciano tracce sui marciapiedi e sui muri.
Sono semi sdraiata, le gambe aperte tra i due sedili e accarezzo con la punta della scarpe le nuche dei miei due amici. Le loro mani frugano a piacimento tra le mie cosce, intingono le dita nei miei umori ed aspirano con soddisfazione il risultato delle loro esplorazioni.

mertMi stuzzico i capezzoli turgidi e guardo, senza vedere, le facce dei passanti ignari, lungo i marciapiedi semideserti. L’auto sta attraversando strade poco frequentate. Si ferma ad un parcheggio alberato. Intorno caseggiati che hanno conosciuto momenti migliori, una fabbrica, un locale, forse un’osteria, con qualcuno che fuma all’aperto. Mi fanno scendere, entrambi hanno fotocamere in mano.
Un set inconsueto, per fotografie consuete.
Una donna seminuda sdraiata sopra una vettura non è una novità. La novità è solo mia, non l’ho mai fatto. Nuda, in posizioni che nulla lasciano all’immaginazione, docile di fronte alle richieste dei miei artisti fotografi improvvisati. Sono copiosamente bagnata e la cosa non sfugge ai miei amici. La fica gonfia e umida diventa il centro del loro interesse. I flash attirano l’attenzione degli avventori dell’osteria. Fumare ora è diventato un passatempo inutile: hanno altro da fare. Osservano, sento le loro voci, ma non ci faccio caso. Mi eccita l’idea che mi vedano aperta e sottomessa agli ordini dei due uomini che mi scortano. Ho freddo, ora. E’ il momento di risalire in macchina. La mia mano scende tra le cosce e mi accarezzo, attenta a non esagerare con il titillamento. Non è il momento di soddisfarsi. Lascio fare alle mani impazienti dei miei compagni di viaggio. Accarezzo cazzi turgidi che svettano tra le cerniere aperte. Ho l’acquolina in bocca, ma è vicina la prossima tappa.

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Il parco è buio, umido e semideserto, se si esclude un uomo a passeggio col suo cane. Scelgono due betulle, con i tronchi vicini. I miei tacchi affondano nella terra soffice, per cui raggiungo il boschetto saltellando. I miei abiti non sono adatti al luogo. Sollevo la gonna, per camminare meglio. Fa fresco lì, in basso. Mi accarezzo, camminando, per consolarmi un po’, ma il gioco è gioco e io stasera non dirò di no, a nulla. Ritta, come una statua di cera, con i piedi accostati ai tronchi, mani alzate e appoggiate alla corteccia bianca. Abbiamo lo stesso colore, io e la corteccia, con questa luce fioca, che filtra tra i rami. Gonna ai fianchi, golfino aperto sui seni, che si induriscono per il freddo, per l’umido e per la situazione. Mi sento una vamp, di quelle vere. Due uomini con macchina fotografica mi girano attorno, si abbassano, si inginocchiano e i flash abbagliano. A trecentosessanta gradi, il mirino non trascura niente. Non sono curiosa di vedere le fotografie. Abbandono il capo all’indietro e mi godo il momento. Lasciamoci andare a questo gioco, l’eccitazione mi bagna le cosce. Ora voglio tutto. Ora è il momento di arrivare alla meta. L’uomo col cane si avvicina, ma ormai è ora di andare. Il tepore della casa ci attende. E comincia l’ultima parte della serata. Io sono stata al gioco, ma adesso è arrivato il momento di farmi sentire tutto il vostro calore, la vostra voglia.

Vi voglio addosso.

 Non dire di no, è la regola, stasera. Non mi aspettavo, certo, che mi attendesse, invece della calda e confortevole casa di V., un tugurio, un capanno degli attrezzi, umido, freddo, sporco. Non hanno finito di fotografarmi, evidentemente. Io sono la preda, stasera. Catturata e messa in disparte, mi devo meritare il premio finale. Non mi toccano, non mi confortano con le loro carezze. Nuda, se si escludono gli stivali, sono la Cagna in attesa del Padrone. Mi piace questo gioco. Li vorrei intorno a me, ma mi resistono e, anzi, mi fanno sedere in un angolino, in castigo per la mia disobbedienza. Imbronciata, un po’ delusa, mi siedo contro le vecchie assi, contro il muro lercio. Ma i miei compagni non desistono e cominciano i flash. Ma sì, perché no…penso a come è eccitante essere guardata, fotografata, immaginata, guidata in un ruolo che, in fondo, mi appartiene. Guardatemi, sì. Accarezzatemi con lo sguardo: sono vostra. Gustatevi quel che tra poco sarà il vostro pasto nudo. Saziatevi gli occhi. Ma, vi supplico, sazierete anche me, poi, vero?

Maude 09

http://nientepreclusioni.blogspot.it

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