Bondage desiderio

La volta scorsa ho dedicato il mio intervento al bondage della mente e al bondage del corpo, fermandomi davanti ad un punto molto importante: stimolazione e rapporto sessuale tra Maestro o Padrone e Allieva/Bondager/Schiava. Un finale per nulla scontato. Che il percorso iniziato con la presa di coscienza di sé e del proprio corpo, quindi proseguito con la donazione di questo al Master, fino a sconfinare nella dominazione e nei ruoli di Padrone e Schiava, si concluda con l’amplesso, non dipende solo dalle condizioni in cui Maestro e allieva si trovano, ma dagli accordi reciproci che hanno stretto.

Bondage desiderio In caso contrario, se fosse semplicemente un’erezione a modificare ed orientare lo scenario, quella fiducia di cui tanto a lungo abbiamo intessuto le lodi e spiegato l’importanza, verrebbe meno.

 E’ nel rispetto reciproco quindi, che il Master deve capire fin dove spingersi, anche quando l’allieva è consenziente. E’ lui che ha la responsabilità, non solo di giudicare i limiti fisici di chi gli sta davanti, ma anche il suo livello di consapevolezza, nonché la sua reale posizione all’interno del percorso appena intrapreso.

In altre parole: la maturità del rapporto.

 Lo stesso vale in amore. E’ più solido il rapporto che si stabilisce con una fugace sveltina, oppure quello che si concretizza dopo aver approfondito le reali affinità di coppia e la comune cultura?

Lasciamo per una volta da parte le fantasie e mettiamola sul razionale. Vi lascereste legare da un maniaco sessuale o da una persona sporca e trascurata? Vi mettereste nelle mani di un delinquente o di un malavitoso?

Non devo neppure rispondere, vero Menti Desiderose?

 Stabilito il confine, attraverso un rapporto consapevole, consenziente e maturo, si può decidere insieme di superarlo.

Ecco allora che, con la mente e il corpo in bondage, entrano in gioco la benda per gli occhi e la ball-gag: per oscurare la vista, impedire di parlare, e amplificare gli altri sensi.

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Ogni sfioramento, ogni carezza, ogni puntura di spillo… sembra moltiplicata per mille. Così, moltiplicato per mille è anche quella sorta di lunghissimo limbo che divide l’eccitazione sessuale dall’esplosione dell’orgasmo. Uno stato che il Maestro deve saper far durare a lungo e rimandare ogni volta che si avvicina troppo.

 Questa è l’esperienza erotica dell’allieva che si affida alle corde e al suo Maestro.

Il piacere dell’anima, per essersi donata e aver riposto la sua totale fiducia in chi ha saputo conquistarla e meritarla.

Il piacere del corpo, per essere stata aiutata a prolungare tanto a lungo l’estasi dell’orgasmo fino ad averlo lasciato esplodere come nessun rapporto di letto è capace di fare.

 In mezzo a tutto questo c’è il gioco, la condivisione, la complicità, le regole e i limiti che allieva e Maestro hanno stabilito insieme.

E allora, ci può essere: il bacio e la frusta, il complimento e l’umiliazione, la carezza e la malefica molletta, la provocazione, la stimolazione… l’irrefrenabile orgasmo, con o senza penetrazione.

 Finché l’allieva, ormai esausta, contemplando i segni delle corde, stretta nell’abbraccio rassicurante del suo Maestro, sentirà già nascere dentro di sé il desiderio di ricominciare. Di tornare in quello stesso lungo e oscuro corridoio – la presa di coscienza di sé e del proprio corpo, ma anche dei desideri mai rivelati, delle sensazioni sepolte, delle fantasie mortificate – per entrare stavolta in un’altra delle tante stanze disponibili, custodi di chissà quali incredibili segreti e in grado di accendere i sensi in maniera imprevedibile e mai scontata.

Ecco, questa è la mia risposta a chi ancora oggi non ha capito che gusto c’è a mettersi nelle mani di un Master e a diventare una bondager o magari una schiava. A chi pensa basti un annuncio su un sito specializzato e una corrispondenza via mail per dare concretezza e pieno appagamento ai propri desideri.


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Master R.

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