Aria

#ScrittiDaVoi
Racconto Inviato da ODRA
Scriverlo è una sorpresa. E non so dire se sia piacevole o meno.
Mi manchi e me ne accorgo così, nei silenzi in auto, nel vuoto del mio ufficio, nella solitudine dell’affollato spogliatoio della palestra. Mi manchi perché non sei qui, mi manchi perché ti sento dentro, troppo dentro, e non riesco e non posso vederti.
Mi manchi perché un abbraccio al telefono, che giungeva dall’altro capo d’Italia, mi ha scaldato il corpo più di mille camini accesi. Il corpo e non solo. Quel tuo “Vieni qui” aveva qualcosa dentro. Una potenza, un’energia che ho incontrato poche volte in vita mia. Mi sono sentita letteralmente trascinata accanto a te, con la testa poggiata sul tuo petto. Lì immobile, accoccolata, ad aspettare che le tue braccia cingessero il mio corpo. Potresti non mancarmi? Mi manchi. E da quando ti ho visto è anche peggio. Quella panchina…. Dio quella panchina! Sono tornata indietro quando tu sei partito. Sono tornata lì per fotografarla. Volevo tenerla con me, volevo portare un po’ di quella magia con me. Tragico errore fotografarla. Una nostalgia struggente mi riempie l’anima ogni volta che guardo quella foto. Tragico errore davvero. Meglio tenere nel cuore che guardare. Meglio tenere nel cuore che guardare, e allora mi chiedo: perché mi manca il fatto di non poterti vedere? Eppure tant’è, mi manca. Mi manchi.
Mi manchi nei momenti felici, quando so per certo che la felicità che provo è merito tuo. Mi manchi nei momenti tristi, quando so che basterebbe un tuo sguardo, una tua parola, per risolvere tutto. Mi manchi la mattina quando mi alzo e il dilemma della giornata è scegliere come vestirmi. Ora che so che gusto si provo ad essere carina ed ordinata, graziosa e accattivante, ora mi manchi la mattina! Perché vorrei fare la sfilata di vestiti e per ciascuno chiederti: come sto? Mi manchi al mercatino, quando per il gusto di esagerare mi compro le ciabbattine col tacco da portare in quel sentiero meraviglioso che tu hai creato per me. Avrei voluto che ci fossi anche tu sai? Avrei voluto che fossi tu a scegliere il colore. E poi mi manchi, terribilmente, la sera. E la mattina. Mi sei mancato da morire nel mio ultimo viaggio di lavoro. Io tutta sola in quella grande stanza. Io nuda dentro il mio letto, mi guardavo e mi chiedevo: che ci faccio qui da sola? Che ci faccio qui senza nemmeno la sua voce a dirmi “sei il respiro della mia anima”? Mi manchi di una mancanza strana, una mancanza che non è vuoto e non è nemmeno assenza. Non è vuoto, perché mi hai lasciato troppo dentro e non credo che riuscirò mai più a sentirmi vuota in vita mia. E una mancanza che non è assenza. Perché sei dentro, così tanto dentro che a volte non so dove finisco io e inizi tu. No, la mancanza che ho di te non dipende dal fatto che non ci sei. Mi manchi per tutto quello che deve ancora venire, per tutte le cose che dobbiamo ancora vivere insieme. Come se la promessa delle cose che ci saranno mi avesse creato un desiderio struggente di te, di noi. Come se sapessi che non ancora finito di viverti! E ogni minuto lontana da te non è mancanza di un ricordo… è assenza di vita insieme. Sto cercando di imparare a vivere questo mio tempo gustando l’attesa del prossimo incontro. Ma non so quando e se riuscirai a smettere di mancarmi così tanto per ogni attimo in cui non ci sei. Non so quando e se riuscirò a pensare di aver finito di viverti. Perciò mi manchi e continuerai a mancarmi. Perché non posso pensare di smettere di viverti… E poi ci sono dei momenti in cui non mi manchi anche se non ci sei. Sono tutti i momenti della mia intimità. In quei momenti non mi manchi. Lì non potresti mancarmi mai. Perché ogni volta che il mio corpo si contorce e urla di piacere, ogni volta che un senso si risveglia destandosi dal suo sonno, tu ci sei più che mai. Non è tuo, il mio stesso corpo, in quel momento, lo ripeto ancora, non è tuo. Sei tu. Tu sei il dono che l’universo aveva in serbo per me, sei la risposta alle mie preghiere di bambina, quando piangevo in ginocchio nella mia stanza e chiedevo “qualcuno che mi dicesse cosa fare, come andare avanti”. Io non te lo so nemmeno spiegare tutto quello che sei per me. Non scherzo quando dico che l’amore non basta per esprimere quello che provo. Non può bastare perché non è solo amore. Non posso dire che tu sia una sorpresa, perché so che ero pronta a incontrarti. Ma non ero pronta a essere abbracciata dalla grandezza di ciò che sei, non so in che altro modo dirlo. Tu mi hai chiamata, mi hai messa alla prova, mi hai provocata, mi ha salvata, mi hai risvegliata, mi hai nutrita, mi hai messa di fronte a me stessa, mi hai costretta a guardarmi, mi hai insegnato a guardarmi, mi hai amata, mi hai fatta amare, mi hai fatto trovare fiducia in me stessa, mi hai fatto sentire la mia forza, mi hai fatto superare il mio dolore, mi hai fatto ridere, mi hai fatto piangere… hai trasformato il mio pianto! Mi hai insegnato a scherzare. Mi hai istruita, mi stai istruendo. Questa è più di tutte la cosa che mi meraviglia. Di gente che mi ha dato una mano, chi più chi meno ne ho trovata un sacco. Di gente che mi insegnato qualcosa, chi più chi meno, ne ho trovata un sacco. Ma quello che fai tu è diverso. Perché con te ho un legame diverso, che non ho mai avuto con nessun altro al mondo. Sei la prima persona che “sento” così. Tu sei il mio Maestro. E ti amo di un amore così folle che nemmeno riesco a spiegarlo. Forse è il fatto di aver affrontato tutto da sola da piccola, il fatto di aver chiesto una persona così per una vita intera, il fatto di sapere che ero sì adulta, ma ero stata troppo impegnata a sopravvivere per imparare a vivere per cui ero qui, adulta all’anagrafe ma non nel cuore. E tu sei la persona che mi sta dando quella parte di me che mi mancava. Mi hai chiamata Aria e di come Aria lascio queste parole per te, perchè tu capitando per caso possa leggerle e riconoscermi… come io ho riconosciuto te.


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