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Intermezzo. La musica e le tracce

di Francesca Mazzucato

C’era il tuo concerto questo fine settimana e io volevo dimenticarmelo, far finta che non fosse niente di importante, scacciare l’immagine di Zurigo (in attesa del mio viaggio di aprile, sempre bella, maestosa, grigia, complice, fredda) unita al tuo viso, alla fisionomia sempre impressa, ci ho messo impegno, dedizione, una strana apatica e languida noncuranza.
C’era il tuo concerto, lo sapevo.
Lo sapevo dentro, lo sapevo a un livello viscerale, cellulare. Ti ho immaginato come sempre con tua moglie perfetta e adeguata compagna di queste occasioni musicali e ufficiali, ti ho immaginato impeccabile, come sai essere, ho mangiato dolci, risposto a messaggi, distratto e dirottato i pensieri, mi sono detta che tutto finisce [ti amo].
E non aiuta e non conforta, se tutto finisce tu invece resti [ chissà come o perchè]
Ma c’era il corpo insieme alla mente.
impronta Non sono più riuscita ad essere felice da quando non ti vedo. E cerco distrazioni, parole,immagini e tracce del nostro percorso amoroso, le conservo come reliquie.
[le mie labbra si sono dedicate ad altri corpi, sempre sperando di ferirti anche se non lo sapevi, di ingelosirti, di evocarti].
Scrivere sulla fine non ha servito come non servì scrivere sugli inizi.
La scrittura ricrea. Plasma, rinnova.
Così ho sfiorato l’impronta con le dita
[non mi hai visto ,bionda]
Così ho ascoltato il compositore del Settecento che non conoscevo.
[dieci giorni a Zurigo in aprile, sempre in qualche forma, aspettandoti]
Così è passato il week end del tuo concerto. Il mio sussulto no.

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