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#Temporeale Le dita, i veli e le perle

di Francesca Mazzucato

È già congedo, la strada è austera ed è freddo, quel freddo che coglie di sorpresa insieme ai grigi che conosco bene, liquidi e sfumati appena.
È già congedo.
Ci siamo cercati,trovati e presi nella penombra e nella luce, fra esitazione e meravigliosa invadenza.
Mi hai guardato giocare con le perle che portavo al collo e alle orecchie (per te), con il pizzo e il velo leggero dei nuovi vestiti “principessa egizia”,con le scarpe indecenti e le mani sensibili (ci sei ancora,ancora ti sento)
C’era,all’inizio,una tensione delicata,quell’impazienza che sfuma in un sorriso quando i visi si incontrano e le bocche trovano la strada?


Le attese, il tumulto, la fine della privazione , la fusione, il sussulto epilettico del piacere, il contatto, le poche parole e la manciata di ore gentili. (lo stop dell’indecenza, nella sabbia di ore, nei frattempi misurati col corpo e nel respiro)
Ah, il respiro è impazzito più volte,si è arrampicato e perduto.
Questo insopportabile bisogno di stare insieme. Ce lo siamo detti? Il sorriso, le perle, le labbra la saliva la paura la tenerezza, il vino il profumo dicevano senza dire, fra lentezza e frenesia
Hanno tracciato mappe. Estenuante l’assoluta perfezione del desiderio e del suo appagarsi e rinascere e appagarsi e tornare e non afferrare parole o “per sempre”ma solo energia. Come l’onda. Come schiuma di mare , come deve (che la Limmat mi perdoni,stavolta)
E ancora.
E ancora. Vivere, pienamente ogni morso, ogni passo, ogni sputo, ogni lasso di tempo destinato fra petali di rose bianche o nelle pieghe della nostra follia?
Assaggiarsi, sentirsi, respirarsi così vicino che più non si poteva ,annusare i capelli, inginocchiarsi più volte (mai blasfema)
Viversi in una domanda già piena di tutto, fra parole francesi che non sapevo e volevo tradurre e sentir piovere fuori e sapere che ogni cosa era come noi,come me,umida e assetata,in rincorsa.
È già congedo.
Il mio corpo ha la memoria incisa di ogni sussulto,del mascara colato, degli occhi in cui annegare ancora e ancora senza domande,senza ragioni, fra lo sfinimento necessario e la catena luccicante di tutti i domani.


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