AVATAR UNO

di Francesca Mazzucato

La luce di un autunno inaspettatamente indulgente mi accarezza dalle finestre

Sono sensuale come non mai, sai Andrea?

Zurigo ha nuovi sapori. Mi piace il sapore nuovo della città, mi piace il suo profumo.[e la mattina sussulta, al suo esordio, di una gamma indicibile di desideri]

Sono avvolta.

Credo  sia importante,  irrevocabile.

Zurigo è limite ma anche lusinga, Zurigo riesce a somigliarmi come mai è successo prima.

Sono bellissima, carnale, morbida, anche se ti ho detto basta,

Dirti basta un tempo mi pareva un dolore impensabile.

Rinunciare al taglio, alla tua bellezza che è come quella di una lametta, o di un coltello, mi pareva  un’opzione da scartare sempre e comunque.

Così mi afferravo.

Questo basta è definitivo, questo basta non è quello della donna addormentata, violata, umiliata, lasciata in un disamore di ghiaccio, non è quello della donna che ha detto sempre sì, che sarebbe stato sempre un sì e che ha creduto in qualcosa che non c’era.

sensualità Ho narrato, certo

Ho scritto ogni cosa, è stato un  costante svelamento.

Ogni parola si è fatta carne, a volte lacrima.

Il mio destino era ombra e claustrofobia.

Tu sei questo, Andrea.

Io sono la donna che ti voleva, per puntiglio, tortura, corteggiamento del limite, io sono la donna che  è tornata mille e mille volte indietro.

Che non si arrendeva e se ne faceva vanto.

Che raccoglieva vetri rotti, macerie e polvere, e se ne faceva gloria.

Questo basta è semplice come un respiro.

La bolla folle in cui mi sentivo rinchiusa si è sbriciolata, ora non c’è traccia della tua fisionomia nemmeno nei frammenti.
Spariranno, i tratti della tua fisionomia, il mio amare invano, il tuo disamore di chi sa solo brillare nella fuga. Un principe dell’assenza, e nemmeno questo. Anche la tua assenza è diventata mediocre. Altrimenti, avresti osato di più, giocato di più. Ma non puoi, non hai accesso a questo. Hai accesso solo a quello che fa male senza senso.

AVATAR UNO

Hai accesso all’impotenza..Tu mi rendevi una “donna negata”.

Hai reso schiavo il mio corpo col collare e hai cospirato per annullarmi, perversamente godendo, ogni volta di più, ogni volta peggio, ogni volta con maggiore distacco. Una “non persona”. Una donna da prendere e di cui godere, come un cibo.. Mi volevi pornografica solo per te, Andrea, che a Zurigo vivi l’ipocrisia della tua famigliola per bene e della tua vita che ti illudi di controllare, di un lavoro che tanto ti occupa, di un nulla che tanto ti pesa e che ti fa soccombere. Adesso lo so.
Odi le donne, non sopporti davvero le donne, non sai avvicinarti, capire, toccare, gustare nulla di ciò che è una donna.

Non ti interessa, non ci riesci, scivoli via sullo specchio della tua immagine, l’unica cosa che cerchi. Non mi sono mai resa conto dei tuoi tagli. Veri o metaforici, li mascheravi col sorriso del venditore ambulante.
Sei sempre stato solo questo. Uno che ha imparato artifici, scampoli di inganno a basso prezzo, finizioni.

Mi volevi legata, bloccata, a rischio. Cose che mi piacciono.

Con te, diventavano un abisso nero.

So cosa vuol dire, rischiare.
L’hai fatto.

corsettoviola

Mi hai usata, avvilita, annullata con gusto e piacere. Hai estorto un consenso, sputato sull’innocenza, fatto a pezzi lo slancio, l’hai accartocciato e buttato via, quell’immenso “venirti verso” che ti avevo offerto.
Ho creduto per tanto che fosse una passione senza scampo,  ho creduto che soffrire facesse rima con l’unicità dell’amore.

Non so da quanto tempo, un simile abbaglio

Tu hai occhi che non sanno leccare  e una bocca che non vede ma agisce.

Mastica e morde.

Non sa fare altro.

Non c’era necessità nella tua carezza, quella dell’inizio, quel novembre di tanto tempo fa, quella al Terrasse bar quando io pensai all’urgenza e alla predestinazione. C’era un copione ben fatto.
C’era solo l’inizio di un inganno, l’abilità di un manipolatore.

L’unicità della passione, la credevo uguale al calvario che ho vissuto, ho infranto il mio corpo, ho smarrito i confini, mi sono intrisa di confusione.

Ho infranto la mia voglia, l’energia, la gioia, quel sorridere ebete, persino la rovina gentile. Nemmeno quella conosci.

Mi sono avvilita, rimpicciolita, distratta, rintanata.
Accanto a te una donna diventa questo. Non ha alternative

Lo sai, Andrea,  che umili le donne per sentirti vivo, che vivi nell’ipocrisia delle invenzioni, che a Zurigo ho incontrato un amore?

Un “amore sul serio”?

Mi ha corteggiato, mi sostiene, mi rende, ogni momento piena di gioia, una gioia che trabocca, travalica, mi invade, sì, mi inonda, la sua gioia, ogni volta, si fa gli scrupoli della gentilezza e io che non ero più abituata mi stupisco,  mi dedica poesie in musica,  la voluttà delle idee, la  smagliatura della trasgressione che diventa energia.

Abbiamo un nostro angolo, un nostro posto preciso, ma siamo andati a scoprire alcuni “altrove”, e ci inebriamo di carezze, odori, fotografie, azzardi di pelle e mucose, attese e turbolenze

Mi ha detto che non ha mai incontrato una donna capace di eccitarlo come riesco a fare io.

Mi ha scritto di farlo sentire felice, nella carne, nelle viscere e nella testa.
Lo pensa e lo dice, che è bello che ci sono, e io ci sono, per lui, e per questa Zurigo che ha cambiato sapore.

Non è un pavido come te, Andrea.
Sente,  si espone, , è un temerario.
Riesce a dire “amore” senza avere paura, riesce a imbandire le nostre ore come se fossero banchetti.
Amandosi, i nostri corpi vivono una festa di cui non conoscevo memoria, e non ha bisogno di manette, di fruste, usate meccanicamente in un rituale che somiglia all’abisso. Quelle cose mi piacciono, se sono un gioco vivo di carne  e voglia, non una liturgia distaccata e malefica.

Tu, eri così. Tu sei così. Freddamente avvolto dalla tua mancanza di ali, di piume, di perle, di vita.

La  non vita  è “non intimità”. Io sono golosa di intimità e l’ho trovata, con quest’uomo. Ti ho detto poco di lui, non volevi sapere, mi intimavi di tacere, lo fai sempre, scappi, dalle parole, dai bisogni, dalla verità.
I nostri corpi vivono una festa senza bisogno del corsetto.
Nemmeno di quello che avevo comprato per te, quel giorno triste
Per sentirmi oggetto, per punirmi. Ero così mesta in quel negozio, mi rivedo. Eppure i corsetti sono belli, sensuali, e mi sta benissimo. Potevo sorridere. Il mio sorriso era svanito, la bocca era fissa, non ci riuscivo più.

( forse un giorno glielo mostrerò, il corsetto, a questo mio nuovo amante che lusinga la mia energia  e di rimando la sua,  farò una passerella solo per lui, ci divertiremo, è bello mi dona, lo indosserò con le calze a rete e i tacchi, con i piedi scalzi, con il miniabito di velluto, qualche volta la collana, ma non spesso,  so che sarà così bello da farci impazzire. so che semina promesse questa avventura carnale)

Con te è stata una punizione, la credevo mia, lo credevo godimento, piacere morboso, lo credevo corpo necessariamente offeso, destino deciso.
Il limite è arrivato dopo le ultime violenze, dopo quel disamore opaco, quell’avvilirsi senza motivo, l’invasione di niente, la certezza di perdermi per sempre, continuando.
A pink corset
Sto bene per me,  mi ritrovo, mi amo,
sto bene per questa bellezza ritrovata ( capelli, pelle, unghie, luce nelle pupille) ma lui c’entra, lui c’era già.
Ci amavamo già. ( sarà un anno, molto presto)
Il tuo tornare è stato un temporale, una lama che lo ha ferito, che mi ha devastato, che mi ha confuso, reso sconcia, indecente, come mi volevi, impotente.
Idealizzando un sentimento che hai sfruttato, accartocciato e buttato, come fai sempre, perché semini solo macerie.
Lo sai, e questa è la tua tragedia, Andrea.
Sai delle macerie che semini, della paura che fai, di quel bianco che cerchi che è un niente.

Sono felice, con lui. Quest’uomo di cui non conosci il nome

Mi ha catturato, mi somiglia, mi ha aspettato, mi ha voluto
Tutto è incerto, lo so, per ora con lui io rinasco.
Come donna, come persona.
Con lui le ferite, quelle profonde che tu avevi reso incurabili, adagio riuniscono i lembi, il sangue cessa di colare.
Mi piace tanto che a volte mi commuove, attorno a lui ogni cosa è armonia, amore, gentilezza, diventa rigido solo in certi casi ( un guerriero zen, gli dico)
Se avessi continuato a vederti, forse, si sarebbe allontanato.
Se avessi continuato a  vederti l’avrei perduto, mi sarei perduta, avrei perduto le stagioni , le poesie, e anche la città.

Mi ha atteso il tempo giusto.
Diceva che non ero più io ed era vero, mi rendevi svuotata e inerte, infelice e lontana, lui è un artista di musica e parole,  seduce ogni volta che parla, ogni volta che mi tocca  sento che ama la mia pelle, che ama ogni lembo di me, perché sono io, ama la mia completezza di donna. Gli basto . Parliamo. Abbiamo le stesse idee, una sensibilità gemella, ci intendiamo ed è quasi telepatia.
Abbiamo un posto tutto nostro, che non rivelerò mai a nessuno, ma lì ci ritroviamo, ogni volta che arrivo a Zurigo, e anche quando vado via.
Viviamo, lì, a ogni saluto e a ogni congedo,  un momento speciale, un segretissimo sublime nostro piacere. Si tratta di un  luogo che ha le nostre impronte. Il nostro palpito.

Doveva capitare, Andrea.
O forse no. Ma è successo.
A te non può succedere, tu gli altri non li vedi.
A te questa felicità è preclusa.

Io e questo poeta. Sensibilità vicine, intimità reali, capacità di commuoverci, di avvicinarci agli altri, empatia e affetto per l’umanità.
A Parigi, ho letto uno slogan :”Tutto ciò che è umano è nostro” e mi ha fatto pensare a lui, a lui e all’uomo della frontiera.
Solo a loro
Non a te.
A te mai.
Tu sei lontano da questo. Non ti ho mai stimato.
Non ho mai goduto.
Te l’ho mai detto? Godevo del tuo male. Quello che comunicavi.
Della ferita.
Mai provato piacere. Mai, neanche per caso.
Ti ho voluto, a tutti i costi, con foga, con urgenza, ti ho chiamato la mia catastrofe necessaria, ma era una malattia.
Questo poeta che ho conosciuto, solo con me brilla, solo con me si abbandona, e io ritrovo, fra le sue braccia, casa.

Lecca ogni lembo del mio corpo, io approfitto della sua splendida pelle, e non c’è bisogno di corde, di fruste, di niente
Se non sono gioco, possono fare molto male, adesso lo so. La gravità del “non posso fermarmi”. La brutalità del perdere il controllo, del non sapere dire basta, o di non ascoltarli i basta, anche quando è necessario e difficile, e non escono dalla gola, per la voce strozzata, per la paura, per l’amore malato, per la perdita di ogni appiglio, per lo stupore.
Come quel collare, quel guinzaglio che hai tirato troppo, quelle mani che volevi stringere e stringere ancora.
Sono scampata a tutto questo, dopo quell’incubo olandese, quella luce feroce, invadente come le tue mani, quelle ferite, quel perdonarti senza ragione.

Ora, mi sento molto più bella.
Lo sono. Una dea. Con te, diventavo oggetto, pongo e plastica, niente di vivo. Perle e tacchi, la bocca col bavaglio, gli occhi con la benda, le mani legate.
Con lui, con quest’uomo, mi sento dea e musa, e i nostri corpi arrivano lontano.

Sensuale e vera, spero di non incontrati più, la città è la stessa, potrà capitare, a me non provocherà neanche un sussulto, neanche un momento di turbamento

( è finita, finita davvero)

Nel caso, tu non mi riconoscerai, probabilmente e io non sorriderò, ma girerò il viso, e sarai  solo un passante. Come nella mia memoria.

A novembre inizierà, con la partecipazione attiva dei lettori e delle lettrici che lo desiderano La donna. La fuga.

Autobiografia scandalosamente pura

Romanzo a puntate

Un feuiletton 2.0 scritto in esclusiva per Desiderosamente


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Comment

  1. Francesca Mazzucato 28 ottobre 2013 at 16:03 - Reply

    La storia di Francesca ed Andrea si può seguire qui, nei frammenti e nei
    #temporeale
    Ci sono anche gli estratti audio.
    E c’è il romanzo “Il corpo infranto” disponibile sia digitale che cartaceo
    in tutte le librerie e negli store on line

    http://www.amazon.it/corpo-infranto-Una-storia-vera/dp/8861555365/ref=sr_1_cc_1?s=aps&ie=UTF8&qid=1382972429&sr=1-1-catcorr&keywords=il+corpo+infranto

    Nel romanzo a puntate “Autobiografia scandalosamente pura” si tornerà a volte sulla storia di Andrea, e si parlerà della grazia carnale, sensuale e nuova di questo poteta, folgorante incontro recente, parte integrante del lavoro di svelamente e di gioco fra biografia- e invenzione, messa a nudo, svelamento e mistificazione che fa parte integrante da sempre della mia produzione letteteraria

    Forse scandalosa, ma sicuramente pura. E letteraria. Come la mia vita. Composta della stessa materia.

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