di Francesca Mazzucato

Deriva 6#

Andrea, sono strani gli intrecci delle vite, sicuramente imprevedibili, carichi di suspense, a volte hanno esiti scontati, monchi. Altre volte si caricano di una loro gravità che però non si spinge oltre, è piena di timore e di pudore. Un filo teso, una parentesi quadra. La puoi riempire. O può rimanere uno spazio. Di respiro, di attesa.

Dopo quell’incontro in treno, dopo l’esordio ci scambiammo alcune email all’apparenza formali e cortesi ma, sottotraccia,  si percepiva un nodo non districato, un desiderio, c’era qualcosa, nelle righe, negli spazi, anche nei non detti che palpitava  ma rimaneva fermo, sospeso, stupito, attonito e quasi spaventato dall’immediatezza del tutto Dalla potenza che aveva avuto quell’incontro. Si sa, quando accade questo, le persone adulte devono modulare il tempo e il ritmo,  darsi un freno, un contegno, e all’inizio accadde. Io non accellerai, tu nemmeno. Assaporavamo questo spazio  tutto pareva possibile, le mail erano poco frequenti ma intense.Seminavamo adagio, con pudore. Però  le cose hanno altri piani, o deviano. Quella forza di seduzione, quel ricordo aleggiante del dialogo sul treno, pian piano,  si attenuò. La vita pratica ebbe il sopravvento. Lavoro, preoccupazioni, novità, cose di cui occuparsi. Occupavi ogni tanto i miei pensieri come li può occupare un breve momento in cui il tempo quando ha regalato  indulgenza, seduzione, eleganza e promesse. Quei momenti che, non hanno quasi mai seguito.

Come ci si può sbagliare! Nell’ultima mail di quel primo periodo dopo l’esordio, mi scrivesti tante  intrise di garbo, piedi cortesia, sensualità distillata. Avevi molto da fare, a parte il lavoro che ti portava spesso in viaggio e la famiglia. Poi, avevi in programma un concerto, a  breve. La tua corale, ottima musica classica. Ricordai quando me ne avevi parlato. Lessi il programma, ti dissi che era bello. Mi invitasti con slancio e mi piaceva l’idea, mi piaceva molto, a Parigi mi è capitato spesso di andare a concerti classici , ma a Zurigo mai, ne avevo molta voglia ma coincideva con altri impegni. Impossibile. Ti dissi forse, e non scrissi più. Neanche tu.

 ESTRATTO DA “LO SVIZZERO”GIRALDI EDITORE 2011

 Non venni, passò del tempo. Niente era accaduto e senza fatica ci eravamo di menticati di noi, i nostri treni avevano preso altre destinazioni. Io ero venuta a Zurigo tante volte senza mai pensare a te, lavoro, piacere, brevi week end, avevo organizzato una presentazione, preso accordi con un editore, fatto ricerche, altre conversazioni. Sui treni avvengono sempre incontri nuovi che mandano via i vecchi, che guadagnano il loro spazio. Ero stata anche a Parigi, a Budapest e a Bratislava. Viaggi, grande movimento, niente poteva lasciar presagire ciò che era destinato a circondarci e a travolgerci, come movimento di mare in tempesta. Non di fiume.

 Il novembre seguente, una toccata e fuga non programmata per lavoro:a Zurigo, un rapido passaggio, contatti, appuntamento di due ore, una cena, una notte e un pomeriggio immaginati in giro per musei e libreria francese. Ci sono sempre tante cose da fare..Zurigo era fredda ma limpida. Sul letto, mentre contavo i franchi, mi capitò fra le mani il tuo biglietto, nascosto sotto tanti altri, inaspettato. ..era strano che ci fosse ancora, quel pezzo di carta bianca, mi sorprese, lo osservai. Tra franchi e biglietti vari controllai il portafoglio e mi soffermai su quel cognome italiano, su quel remoto pezzo di strada condiviso, mi ricordai dei tuoi occhi, della delicatezza dell mani, mi ricordai di quel tempo volato fra Milano e Bologna, decisi di chiamarti, fu un istantaneo impulso,un momento di quelli che attendono all’amgolo, di quelli che non puoi contrastare, un’imboscata. Mi desti un appuntamento. .. la sera stessa, non me lo aspettavo.
Accettai…

Entro dal retro perché costeggio il lago, mi vieni incontro. Sei come ti ricordavo, così bello. Rallento il passo, nel locale mi fai strada. Ci sediamo. Tante parole senza imbarazzi, riprendere il discorso come se il tempo non avesse inciso, sottintesi e parole subito scivolate in dolcezze, la tua mano sulla mia guancia,i tuoi occhi nei miei, lo stupore di quell’improvviso. Un bacio, un bacio profondissimo, da barcollare. A volte baci e schiaffi si somigliano, ti buttano a terra.. Ti sorrisi. Mi sorridesti. Un sorriso invito, un sorriso favola. Quei sorrisi che si fanno una volta nella vita e mai più. Mai più così intensi e innocenti insieme. Brillavi. Brillava il locale, la città, la gente. Era la prima di un’opera, una serata di gala: La nostra sinfonia. Mi proponesti un altro locale e una passeggiata.. Accade. A volte le parole si traformano in gesti e in altri gesti. Quella sera aveva un destino, noi avevamo un destino, incrociare vite e umori, saliva e sguardi. Rivederti. Avvolgimento improvviso. Avevi addosso e attorno i colori e il profumo della città, la tua saliva mi nutriva di eccitazione, non riuscivi a smettere di baciarmi…

Scoprimmo dopo la complementarietà dei nostri desideri.La tua voglia di dominazione. La mia “sottomissione consapevole.” Mi insegnasti la simbologia delle perle, quanto possa essere potente ed evocativa. Adesso, non ho smesso di portarle, di esibirle, e mi rendo conto di quanto avessi ragione. Lo noto. Dagli sguardi, dai sorrisi, dai rapimenti che noto quando giro per la strada o entro in qualsiasi luogo. Indossandole sulla scollatura, nelle mani, ai polsi. Come piacevano a te.

 Alcune delle immagini che vedete fanno parte delle fantasie condivise, dei desideri segreti e  della corrispondenza che seguì e che proseguiremo a pubblicare in esclusiva.


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