Deriva 5#

L’Esordio

di Francesca Mazzucato

Andrea, ricordi il nostro primo incontro, vero?
Lo so che ricordi: ci conoscemmo sul Frecciarossa, io scendevo a Bologna, tu tornavi a Firenze per la prima volta dopo tanto, dal tuo amico del cuore, quello saggio.
Quello tornato, in seguito, tante volte nei nostri discorsi. L’unico a cui avevi confidato della mia presenza nella tua vita, dei tuoi sentimenti per me. Della nostra passione
Eri seduto accanto a me, vicino al finestrino. Ti sentii parlare al telefono in inglese perfetto, sul portatile aperto avevi un documento su cui posai lo sguardo ed era scritto in tedesco, parlasti nuovamente in olandese, rispondendo al telefono una seconda volta. Eri così elegante, garbato, ogni gesto una danza.
La tua bellezza mi rendeva incredula, era una cosa da evitare, meglio distogliere lo sguardo. Lo so, lo sapevo. Non lo faccio mai. Voglio sempre bruciarmi.

Anche quella volta.
Ti dissi: “Manca il cinese e poi mi avrà davvero stupito.”

Tu sorridesti e chiudesti il computer. Privilegiando la conversazione, lo trovai un gesto pieno di stile. Non sapevo proprio di dove fossi, l’italiano impeccabile ed elegante, quelle lingue, qualcosa mi depistava e sono sempre molto curiosa. Non mi feci scrupolo.

“Di dov’è?”
Ti chiesi.
Mi stupii di questa loquacità, di solito nei treni veloci, pieni di gente connessa e distratta, leggo e non parlo. Non poteva essere solo quella bellezza da bruciare le pupille o i tuoi modi, o le lingue che parlavi o..

Doveva essere altro, era già altro, anche in quel momento.

“Sono di Zurigo. O meglio, sono italiano e abito a Zurigo”.

Sussultai.
“Mia madre è svizzera, mio padre è italiano. Ho vissuto in Italia fino alla laurea.”

Avevo pubblicato da pochissimo “Romanza di Zurigo. Mosaico eretico e visionario” per la collana Cahier di viaggio di Historica.

Ne ero molto fiera. Del libro, della collana che inauguravo con quello e che ancora vive, arricchita di novità e soddisfazioni, dei miei viaggi così frequenti.

Era ( ed è ancora) una meta fissa.

La “mia” Zurigo La sento . Più che vederla, è un rapporto tattile, quasi animale. La città che sa essere implacabile, la città -gatta, il luogo che avevo scelto come territorio di pendolarismo per fare ricerche e anche per cercare rifugio provvisorio per le mie inquietudini consuete, un modo per appagare il costante bisogno di orizzonti diversi.

Era novembre del 2009 . Il libro appena uscito stava ricevendo apprezzamento e consensi, ma non avevo smesso e continuavo quasi ogni mese, a volte ogni due, a frequentare quella città, il lago, il fiume, la mia trasfigurazione, la mia voglia di parentesi. Era il mio feticcio, il mio silenzio, la mia indolenza, certe stanchezze inaspettate, lo stupore costante.
Tante cose insieme, ogni volta.
Quella magia che sentivo nel luogo, all’istante ti avvolse. Ci fu una sovrapposizione. Una sorta di epifania

“Davvero ha scritto un libro su Zurigo? Mi piacerebbe leggerlo. Molto. Questo è il mio biglietto.”
“Le posso dare la mia email.”
“Volentieri.”
Mi tremava la mano. Non avevo ancora biglietti da visita allora.

Te ne accorgesti, mi facesti un sorriso che era potente come una penetrazione, come se mi avessi afferrata e baciata così, senza alcuna premessa.
La segnasti tu, sul tuo computer.

Mi raccontasti del coro, di come era importante, di tua moglie.

Qualsiasi cosa. Ti volevo solo ascoltare, volevo guardarti parlare, rimanerti accanto.

Arrivò Bologna in un istante e tanti sguardi e parole e note che passarono fra noi leggere. Mi alzai.

Scesi di corsa. Stordita.

Inciampai. Non frenai il batticuore.

Ti spedii il libro due settimane dopo.

Il libro, adesso , sta per uscire in una nuova edizione riveduta e arricchita da un’appendice.

Molte cose in più, davvero tante e belle.
Uscirà fra pochi mesi, in edizione cartacea e digitale.
A Zurigo il libro è stato adottato come testo in un corso dove si insegna italiano.

Stavano maturando varianti.
C’è voluto del tempo.

Ci sono voluti dettagli.
All’inizio non li avevo.

Parla di una città ma è una deriva emotiva, un romanzo di evocazione, intenso, forte, dove ogni strada, la Limmat, il lago, gli edifici si fanno simbolo, o elemento per arrivare da qualche altra parte.

Me l’hai detto, Andrea, una volta ricevuto

“Parla di te, in realtà.”
Era vero infatti. C’era un amore che mi accompagnava anche allora, un fantasma guardiano. La sua presenza-assenza. Non mi hai mai chiesto chi fosse.
Quel libro è stato il testimone silenzioso. Dalla “romanza” tutto è cominciato.

Estratti

La percezione della sua presenza arriva fino al sangue più intimo e mi ha divaricato senza quasi toccarmi. E’ con me a ogni risveglio, mi tocca, lo immagino, questo posso farlo senza scandalizzarlo, senza scandalizzarmi, senza dare fastidio a nessuno, qui nel vagone letto, ho ricevuto solo vaghe premure estranee e sarò svegliata da un cappuccino caldo… Nel sogno lui c’è, mi viene incontro. A volte provo a prenderli la mano ma non riesco. Dormo e lo percepisco anche se è avvolto dalla nebbia che nei sogni storpia la fissità che ci rassicura da svegli. Lui è nell’inconscio, lui è il mio passato che si riscrive, lui è tanti uomini insieme, uomini che vedo infanti, adulti e bambini nello stesso momento, nella sua faccia che mi appare come una polaroid scattata da qualcuno che ha rovistato nei solai della mia memoria. Carne onirica, occhi- oceano che si fanno moto ondoso, materia stratificata, parole immediatamente scritte, un viso che si storpia, la fisionomia che mi punge, mi morde e poi si sfalda, così simile a byte…

Andare non è una fuga, è una ricerca: quali cocci di me, della mia vita, della mia corazza che a stento copre ferite, cicatrici e paure, quali cocci buttare, quali tenere, capire se ci sono debiti emotivi, relazioni vere e pulsanti con i luoghi che ho scoperto e cominciato ad amare o solo asettici dettagli, una perfetta, ripulita, sobria, costosa scenografia.

Il mio è uno dei pochi scritti a proposito di questa città. Non se ne trovano, solo qualche capitolo nelle guide di tutta la Confederazione elvetica, niente altro…Di Zurigo hanno scritto poco, da Zurigo è arrivata invece, molta scrittura… Di cosa si tratta allora? Difficile da dire? La mia mania. L’incanto. La città -ossessione, la tessitura di questo insieme, una visione.

una recensione

il libro su anobii

Alcune immagini che mi mandasti, nelle mail che cominciammo poi, a scriverci.

E che, molto presto continueranno.


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Desiderosamente

Comment

  1. maja 11 aprile 2012 at 11:17 - Reply

    Inevitabile e pericoloso…..
    E’ così necessario a volte!

    grazie a te! per come riesci ad essere semplice e “piena”
    un bacio!

  2. Francesca Mazzucato 11 aprile 2012 at 11:12 - Reply

    Grazie a te, Maja. Fu un esordio davvero particolare. Una folgorazione
    E, lavorando adesso all’appendice e e alla nuova edizione di quel libro che fu argomento di conversazione, è riemerso quel momento.
    L’attimo, la luce, il sentore di qualcosa di inevitabile e pericoloso.
    A presto, grazie a te!

  3. maja 11 aprile 2012 at 11:07 - Reply

    Che bello….. come mi ritrovo! grazie Francesca!

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