di Francesca Mazzucato

“Ti offro il mio corpo. Ti offro il mio sangue, la preghiera muta di due corpi troppo vestiti. Ti offro il mio sangue..e vedere il colore dei suoi occhi sfumare, sentire le resistenze crollare, un grosso schianto, il vetro in frantumi, le convenzioni, le buone maniere..Vivere. Quindi così. Vivere. Lei gli si avvicinò con una lentezza ubriaca già piena di tutto ciò che il suo gesto avrebbe sconvolto, quel gesto che sovvertiva l’ordine delle creature e del tempo, stravolgeva i secoli dei secoli…avvicinò il proprio viso al suo in quegli attimi eterni..”

Véronique Olmi

Scoperta di recente, la Olmi è una scrittrice con la quale sento una particolare vicinanza.

Trovo nella sua scrittura la capacità di narrare il desiderio, il piacere, l’incontro carnale, lasciando tutto in quella sospensione carica della tragicità, della nudità della vità nel senso più intimo, dolente e intenso possibile.
Non è facile. Ci si arriva, spesso, mettendosi in gioco con grande coraggio.
Una sfida costante.

Sicuramente ci sono anche Marguerite Duras. Anais Nin e Djuna Barnes. Fra le artiste che considero tali. Lette, rilette ed amate.

Fra le contemporanee, come la Olmi, sicuramente Christine Angot

Ma non sono le sole, e non mi ispiro solo a scrittrici, ( o scrittori) Le influenze si mischiano, si accavallano, fecondano.

Ci sono artiste che hanno usato il corpo, per esprimersi, partendo in manietra radicale da loro, mettendosi in gioco senza sconti. Con dolore e coraggio.  Consentendo a chi le ha viste, le rivede, si avvicina al loro lavoro, di riconoscere parti di se, di ritrovarsi.

Lasciando emergere con coraggio una parte intimissima, spesso vulnerabile. Sangue, parole, corpo.
Masochismo. Purificazione. Desiderio ed espressione.

Abbiamo già accennato a Gina Pane. Qui c’è una nota su di lei ( in inglese)

e  il video de “l’escalade”


A lei si ispira la giovane Benedetta Spagnuolo

fotografa e artista molto intensa, affascinate, quasi ipnotica

“Si ispira a grandi artisti come Cindy Sherman, Claude Cahun, Urs Lüthi, Marina Abramovic, Orlan e Gina Pane, che utilizzano il corpo come eterno simulacro, dove poter modificare, mascherare e creare nuove scene di una vita apparentemente illusoria, ma che in realtà è più vera del reale.
Tutto oscilla tra realtà e finzione, tra identità specifica e identità annullata. “

Su di lei tornerò. E su altre. Una tessitura di influenze. Anche la cubana Ana Mendieta. Che ho da poco scoperto e sto iniziando ad approfondire.

Qui, per avere una prima idea di chi era


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Desiderosamente

Comment

  1. […] qui accenno alla Olmi, torno su Gina Pane e traccio un percorso breve e per forza limitato sulle artiste […]

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