Nota
di Francesca Mazzucato.

Certi libri. Libri che si leggono in una notte. Libri in cui identificarsi fino a sentirsi dentro la carta, a sentire le parole incise nel ventre, sui palmi delle mani.
Mi è capitato, di recente, con alcune scrittrici francesi, alcune già citate in passato, altre nuove.
Questo breve estratto è stato ispirato da queste letture.
E foto e file audio sono un omaggio, ulteriore, alle parole che sanno raccontare il desiderio tanto da passare una notte insonne, con un libro in mano. Con una passione febbrile, totale.

Inedito. Gli amori senza casa

“Elle se demandait parfois où poser leur amour ..Puis il ripartit, la laissant pleine de lui, plein d’eux, et à lui a jamais..”

Catherine Guillebaud

DESIDEROSAMENTE  HOMELESS Homeless. Sono così certi amori. Scarnificati, in attesa di epiloghi da cui sottrarre quel tanto di melodramma che sarebbe incluso nel finale che in fondo conosci, ma non ti spaventa, non ti allontana ( in un singolo istante all’inizio, lo senti, lo sai, hai chiarissimo in un solo frattempo come andrà, quanto ti strazierà, quanto sarà capace di danneggiarti, di non farti tornare a quella casa che un tempo avevi, e, sai, comunque, che niente, dopo, tornerà uguale.).

Nemmeno il tuo sguardo.

Carnali, osceni e luminosi.  Sono polvere,  giorni stanchi, cipria, nidi di rondini furtive, gelati caramellati, appuntamenti clandestini, piccoli roditori, volo, grido, piedi scalzi, un passo di danza, una parvenza, l’assoluta latenza, il non riposo, il non cibo, l’assenza pienissima di fantasie e di telefonate,  sono amori di sesso veloce, di lunghe attese, aereoplani presi senza avvisare, sono cristallo fragile, ologrammi splendenti, treni persi volontariamente,  sono bocche che non si staccano dai seni, uomini che tornano bambini, donne che ridono, ridono tanto, come non è mai successo prima,  sono così le protagoniste di questi amori che non si inventano, non si costruiscono, non si programmano. Amori belli, di velluto e fianchi stretti, di organza e seta,  spudoratezza,  voglia di dire sempre sì, sì e ancora sì, amori dell’eccitazione e “dell’improvviso”.

Intollerabili.

Un’eco. Sono gli amori dell’urgenza. Senza casa e tremolanti, senza fondo, senza barriere, pericolosi, ansiosi, in rincorsa, impazienti oppure lentissimi, musicali, assordanti, polifonici, devastanti, sono quelli delle azioni eclatanti, delle città che diventano scenografia, quella strada, un bacio e una carezza,  gli androni perfetti per sentire quanto si vorrebbe essere uno dentro l’altra per non staccarsi, per non morire, un tempo lungo un istante, in realtà l’unico possibile “per sempre”, sospeso e inesistente, ma pressante, nel flusso delle cose, nell’arresto del consueto, fra i petali delle rose, con le labbra  secche per troppi baci, prese a schiaffi da un vento inaspettato, e si cercano luoghi di riparo, bar di perferia, con tavoli grandi, bar con neon che mimetizzano il mascara colato, il rossetto sbiadito, locali con sale appartate dove non sia necessario smettere: di guardarsi, desiderarsi, programmare carezze, notti da condividere, infinite, sublimi bellezze.

Compensazioni a tutte le mancanze.

Questi amori spesso clandestini,  prendono a prestito stanze d’albergo, si fanno donare penombre, angoli di giardino, sono per homeless nell’anima, per chi non mette radici e cerca spazio nel mondo, sono per chi è da sempre irrimediabilmente attratto da ciò che è sconfitto, claudicante, rasoterra, zoppicante. Homeless.

Si vacilla, ci vuole niente.

Amori per chi sa fare fatica. Soffrono freddo, fame. Ansimano, vorrero morire o far morire, di quella morte apparente e leggera, di quella morte-abbandono, di quel  distendersi senza più forze, ovunque sia possibile, comunque lo sia ( con mani strette al collo, con collari, guinzagli, comandi, baci profondi, solitudini gravide di pensieri e peccati, voglia di divorarsi, non allontarsi, neanche per un istante, essere in due, ma abbandonare la vita, per appartenere all’altro e al desiderio, esclusività fortemente difese, offese e riappacificazioni, devastazioni, rimpianti e tante, tante occasioni). Sono amori che elemosinano allungando la mano, che pietiscono, insistono, pretendono, si allagrano, devastano, sputano, sbavano, sospirano, amori di squilibrio e perfezione, che vivono e si alimentano di un nettare speciale, quel riflesso  negli occhi dell’altro, di quell’altro così uguale, anche lui come noi, avvolto dall’amore.

 Elle parlait de ses peurs, de ses défaites.. elle visitait pour lui les recoins de sa vie ..

Si scattano foto, a volte. E non sono mai convenzionali.

Questo tipo di amore, così bisognoso di  attenzioni, così carnale, costruto della materia palpabile e non “dicibile” del desiderio, quando il desiderio diventa tutto, quando nel desiderio si affonda per sentirsi definitivamente perduti. Amori che si parlano sui social network, o trovano linguaggi cifrati. Amori che ispirano romanzi. Quelli letti e riletti, con certi capitoli sottolineati.

Quando c’è solo quello e non esiste più niente.

Io ne ho vissuto uno. Uno solo.  Ricordo la sua fisionomia, bellissima, le  mani eleganti. Vivevo solo quando mi guardava, quando mi succhiava la lingua, mi sorrideva con la bocca e con gli occhi prima di dirmi “ti voglio”.

A volte “ti amo”.

So che non ci sarà mai nulla di uguale. E’ stato l’unico amore, il solo, tutti quelli precedenti  sono esistiti per portarmi a poterlo incontrare, a poter ricevere il dono. Succede così . Scalzano tutto il restante.

 Et la rue tournait, les jour passaient..

Quanti, di questi amori, intorno, quanti homeless inquieti e insonni, li riconosco  li vedo, capisco in un istante, chi ci è dentro, avvolto,  insensato, inebetito, appagato, li guardo, di solito li  noto quando piove, o lungo le strade laterali, quelle silenziose, quelle dalla pavimentazione distratta, senza rumore, strade di tende ricamate, di bisbigli e d’ovatta. Quando piove gli amanti homeless non  fanno caso a niente, corrono, si baciano, si possono bagnare completamente, la pioggia sarà  compagna delle loro lacrime, siano di dolore o di piacere, tanto è lo stesso, perché in quei casi l’appagamento è tale, che non piangere è impossibile, come è ugualmente impossibile non venerare le lacrime dell’altro, non leccarle avidamente.

Io ne ho vissuto uno, uno solo. Disorientata, piena di gratitudine. Mi ha lavorato dentro, e tutto il superfluo si è sciolto adagio, è svanito.

Un  amore capace di costeggiare il corpo e il cuore di ogni cosa, capace di tagliare la pelle e il palmo delle mani ( e che meraviglia inaudita, quei tagli, quel sangue che si mischiava, quella lontananza che si annullava, e fra parentesi, trascorrevano mesi, e il pensiero e il battito, il respiro lento, l’imparare, l’invecchiare, il sapere musicale,  il bisogno e il richiamo si alimentavano, nutrivano, vivevano)

Ricordo perfettamente le sue dita sui miei capezzoli, il suo tocco, generoso e impaziente.

Gli amori homeless, hanno paesaggi esterni, stanze in penobra, tempi stretti, scheggiano il passato, ipotecano il futuro,  ma sono decorati di perle. Ricordatevelo sempre. Sono ornati, abbelliti, avvolti, vestiti di perle. Enormità di perle.   Lunghissime collane bianche e nere, meraviglie simili a collari di stelle.

Preziosissime perle. Quelle rare.

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di Francesca Mazzucato


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