Deriva 1#

Andrea.
Andrea che prendi le distanze, perché sai che possono annientare i grandi trasporti, le dirompenti passioni.
Andrea.
Con te sono stata bagnata di amore carnale.
Con te è stata, in qualche frattempo, una sinfonica sofferenza.
Non riesco a dimenticarti. Non posso.
I miei scritti su di noi stanno diventando un infinita galassia di frammenti e tu , senza che io lo voglia,
senza che io lo programmi, entri in ogni testo, in ogni lettera, in ogni parola , sei nei miei sospiri, nelle palpebre chiuse, nei miei affanni: le persone non lo sanno, ma quando parlo con qualcuno, sembro attenta, non mento, sorrido, rispondo, ma accade sempre la stessa cosa, mi capita di pensare a te, faccio solo finta di esserci davvero, sorrido, annuisco, quelle cose dovute, che si devono fare. per non lasciarsi emarginare, non del tutto.


Andrea.
Mi hai detto che non ci vedremo più.
foto Bratislava Dieci giorni prima mi avevi parlato del tuo pensarmi. Del tuo desiderio.
Andrea.
Io pronunciavo il tuo nome e tu il mio.
Un sussurro. Prima del bacio, dei baci, dei morsi, della saliva, della bava, del bilico.
Volevo solo specchiarmi nei tuoi occhi e nelle tue parole.
Volevo che fosse un amore per sempre, un assoluto che non morisse in un abbraccio, in sedici incontri e cento mail. Volevo saperti accanto in qualche forma; scrivendoTI,, narrando di te, di me, di quel lieve, fragile e crepato ” noi”, provo una straziante pace
Esiste, una straziante pace?
Esiste una via di fuga?
Passerà.
Scrivo di te su twitter.
Non volevo. Ma hanno capito. Mi hanno letta,
Ripresa, con commozione.
Non è bastato e passato nulla.
Mi ha invaso il pensiero di noi, in quella stanza, tu, folle di desiderio, e quella sera della ferita nel polso, il sangue succhiato, il mio non gridare.
Specchiarmi.
Offrirmi.
Eppure.
Ti ho raccontato con tutta la ferocia di un amore del genere quando finisce ( niente davvero finisce) e lascia cumuli di rovine-
L’ultimo ebook è il titolo di coda, la fine, ma ne sto immaginando uno nuovo, sempre una storia breve, si chiamerà “Deriva”. Lo penso, lo programmo tutto il pomeriggio, lo immagino, ne stilo un capitolo nella mente.
Poi penso sia meglio aspettare, non può esistere, non ancora, un forma chiusa. Sarebbe l’ennesimo ultimo capitolo. No, non riesco a rassegnarmi.
Dove sei Andrea? Perché non possiamo trovare i patti, un modo e un ritmo, per quel noi che è stato, per quel bisogno febbrile, folle, che io provo, che tu provi?
Perché comunicare è così difficile?
Perché devo esplodere, feroce, con dolore? Francescafotodue
Eppure.
Ci siamo riusciti, a volte, all’inizio, abbiamo comunicato un pochino.
E’ vero, soffrivo.
Ho sempre sofferto.
Ti avrei voluto accanto.
Lasciarti mi ha dilaniato ogni volta,
Tiravo fuori le difese.
Nonostante il fasto sul mio corpo del tuo bisogno.
Sono abituata a boicottare e poi reggo il boicottaggio.
Con te non riesco.
Non ti cercherò più ma la scrittura non mi può essere sottratta.
Già, tu, lontano da me. Questo dolore è fisico, è di carne e sangue.
Poi del pensiero. Del ricordo, dei sensi.
Brandelli.
Tentativi, in ogni senso, e poi naufragi.
Sono stata regina di naufragi.
Non ho tutelato.
Nemmeno tu.
Il circolo infinito e divorante, spinge a sfuggire, ma poi, magnetico, richiama..
Domani parto per Parigi.
Chissà se sei in America come mi hai detto, non pensarti a Zurigo mi ferisce, ma per fortuna io non ci sono.
So che Parigi ti attira .
Vorrei raccontarti cosa farò.
Non mi è data la possibilità
Vedrò qualcuno che ho molto amato, lì.
Vedi, Andrea, riusciamo dopo anni, a vederci ancora
Spesso facciamo l’amore.
Qualcosa ci richiama, e noi sappiamo che non c’è rimedio.
Quando farò l’amore con lui, forse ti penserò
Le tue mani sono parte di me.
Vivo, ci provo.
Termino la stesura del nuovo romanzo, quello di carta, quello che chiamo “nerovestito” perché avrà una smagliante copertina nera.
Non parla di noi, quello no.
Curo i capelli che tanto ami con creme che li rendono velluto.
Nero, lungo velluto.
Porto le perle anche in casa, nuda, da sola, al mattino. O sulla tunica che comperai al mercatino del week end di Villefranche-sur- mer.
Ci sta bene la collana lunga sopra.
Bianco e nero.
Io, come una vestale.
Ogni breve istante d’estasi, nella mia mente, nella ferita che impedisce l’oblio
Ho un altro libro.
Anzi due, uno è un saggio, e non c’entra, è altro. Importante sfida, ma è altro.
Ho da scrivere l’appendice alla Romanza dedicata alla tua città quando ci venivo e non ti conoscevo. La città esisteva per me, tu no.
E c’è questo romanzo che deve essere pronto a giugno.
Lì, ci sarai. Descriverò la pelle della protagonista, incollata a quella di un amore perduto,
Potrò non ritornare con la memoria?
Forse dovrei.
Inventare un amore diverso. Una vicenda diversa.
No so se ce la farò.
Sarà un grande romanzo, ci tengo, lo programmo da tempo.
Devo liberarmi del noi.
Della ferita aperta, che ancora spurga.
Ti scriverò qui, nello spazio del Desiderio.
Un ebook sarebbe una storia chiusa, qualcosa che, ancora, non so fare.
Ricostruirò la costellazione. ATWITTERDUE
E’ cominciata con il romanzo solo cartaceo, uscito a novembre, quello che tu hai visto.
Quello che racconta anche della Svizzera, della banca, del viaggio in America, della rivelazione.
Questo;”Lo Svizzero. Ispirato a una storia vera”. Giraldi editore. 2011
Lo ritengo il mio libro migliore.
Non so se lo è, fino ad ora è piaciuto, vive ancora, si trova sugli scaffali, ne hanno scritto quotidiani e siti. Ne riporterò qualche estratto.
Alcuni sono forti, molto forti.
Sono una scrittrice scostumata, ma tu lo sapevi Andrea, o forse non immaginavi?
Partirò da Lo Svizzero, con qualche file audio dove leggerò alcune mail.
Mail cariche d’amore, necessità e bisogno.
Le tue.
Le mie.
Quelle che ho conservato.
Rilette. Adesso. Sembreranno foglie morte? O ancora parti integranti di un discorso amoroso del contemporaneo?
Non lo so.
Lasciare che mi invadessi è stato un canto, dolente, spezzato, ma un canto.
Forse, le lettere, lo sono ancora-
Procedendo.
Passerò allora alla galassia di libri digitali, ai frammenti sparsi, alla storia che ho fatto vivere in tasselli , che ho forzato in parole, fatto esistere in una costante, reiterata narrazione, divisa, sminuzzata ( come le mie viscere, il mio ventricolo), la storia “dopo”in briciole sparse, in coriandoli, in minimi ed enormi dettagli.
Di desiderio e di dolore.
Poi ci sarà la storia raccontata.
I consigli, il mio fare il tuo nome a tutti, per forza e per urgenza.
E resteranno i messaggi in bottiglia.
Le mail che non potrò e non vorrò mandarti.
Le inserirò qui.
Sarà una Deriva, non chiusa, ma aperta.
Sarà una galassia,di quelle destinate a non ingiallire, sarà una carta geografica dove ancora riconosci fiumi, paesi, luoghi.
Saranno pagine d’atlante. Destinate a rimanere.
Un’ enciclopedia dell’intimità e del desiderio. Oggi, In questo nostro tempo sofferto. A tratti pornografico nel pubblico, timoroso nel privato.

Ti chiamerò per nome, scriverò ogni quello che voglio salvare, mettere al riparo dall’oblio, quello che il tempo contribuisce a slabbrare, a disfare, e io non mi sottraggo.
Non può bastare un ebook, non basterà quanto di te entrerà nei miei nuovi romanzi,e quanto di te continua ad entrare nei miei sospiri, nelle mie mancanze

Non sostengo la tua assenza dalla mia vita, da una qualsiasi remota prospettiva e una parte di me non si rassegna, è una parte malata, forse, vulnerabile, debole, una zona molle, che sanguina se la tocchi, che duole, una fitta continua che non può passare. Questo, ricostruirò adagio, a cominciare dalla famosa canzone, che poi mi mandasti. Che ci piaceva. Che fu parte della nostra colonna sonora e tanto a lungo non ho potuto ascoltare


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Desiderosamente

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