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di Francesca Mazzucato

Andrea.

[il tuo nome. sussurrato nel tuo orecchio affondando il viso fra i tuoi capelli]

Andrea.

[il tuo nome dopo ogni orgasmo, come per rendermi conto che tutto fosse reale]
Sarò a Zurigo fra poco.
Non so ancora per quanto tempo.

Ho voglia, della Zurigo di maggio, dei segni della sua primavera.

So che non ti chiamerò. So che non ti farò sapere  quale albergo, quali strade, quali percorsi saranno i miei.

Tanti, variegati, molto promettenti. Ogni tanto li immagino, ci penso.

Mi manca sempre meno, non chiamarti. Mi abituo. Si perdono tante piccole ritualità. Scivolano via dalla mente, prima, e finiscono col diventare ombre

Eppure  a lungo, hanno avuto un peso enorme, in ogni momento della giornata.

Per questo la scrittura permette di serbare le tracce.
E solo poche storie e pochi incontri meritano una dedica narrata come quella che il nostro incontro, la nostra storia ha meritato.
Perché, come ti scrissi in una mail, penso che ci sia capitato qualcosa di speciale e di difficilmente ripetibile. Ognuno lo pensa.

Ma se sfugge fra le schegge dei ricordi, nella melma fangosa dell’oblio, col tempo tutto si confonderà, forse.
Se non per barlumi. Istanti rivelatori ( un sapore, una parola)
Strappare da quell’oblio, devo farlo, lo faccio.
Questi frammenti, sono la mappa. Sono il percorso, la strada, le coordinate.

Non tutti gli amori, non tutte le storie sono come la nostra. ma è una storia contemporanea, un percorso intenso, non comune e  nel mistero che ogni relazione porta dentro, ci sono chiavi per capire il mondo, la vita e quello che si desidera.

Nel mistero delle storie ci sono chiavi importanti per capire il mondo.
Quello che si vive e quello che si sente.

Mi mancano tue mani.

Una mancanza profonda.

Vorrei poterle stringere e vorrei che mi stringessero ancora. Magari capiterà

Io so che sei tentato quanto me.

E’ questo, un dettaglio inusuale, alla fine delle storie. Quando si smette di vedersi ma c’è ancora un palpabile desiderio-

Quando non ci si sente per ragioni esterne, perché le convenzioni soffocano, o è colpa della paura, o si fa più caso a  ciò che è conveniente.
Questo non è comune.

Di solito c’è noia, stanchezza o apatia.
Di solito c’è un altro amore.

Non è stato questo il nostro caso. Proprio no.

Non c’è un  altro amore reale, ci sono piccole “fascinazioni di bytes”, contatti

virtuali rimangono in una piacevole latenza, ma nulla può modificare tutta quella realtà che ci ha travolto.
Quello che ci ha cambiati. Non saremo mai quelli che eravamo prima di incontrarci, non saremo mai più come prima di quell’incontro sul treno.

L’ansia di preservare è parte di me, è necessità assoluta e drammatica.

L’ansia di lasciare che queste narrrazioni permettano a quello che abbiamo vissuto e provato di restare.

Devo. E prosegue

Ci sono ancora tante cose, ci sono gli sms, ci sono altre foto, ci sono le parti ancora più personali e intimissime di una corrsipondenza che io avrei voluto più personale, maggiormente composta di voce e parole dette, forse per quello, adesso, mi piace registrare estratti o parte delle cose che avrei voluto dirti, o solo sussurri amorosi.

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per desiderosamente
Foto parte della corrispondenza tra Andrea e Francesca

Estratto da” Lo Svizzero”

“Le tue dita sanno di sandalo e muschio, godimento mortale, sì. Morire, sentendoti in me fra le gambe, in bocca, dentro, sopra, sentendo la tua lingua..legata, bendata, imbavagliata, schiava di quella indegnità nel cui territorio affoghiamo felici, quella che porta fuori da ogni finzione da ogni rappresentazione dovuta e voluta, rende veri….

Le tue mani sul mio collo. Sembra l’immagine di un blog erotico.

“Stringi”
“Sei sicura? Non voglio lasciarti segni”

“Mi piace”
Anche a me, moltissimo”.

Sta per scendere una lacrima, la ricaccio indietro, ti guardo fisso negli occhi, sono belli, veri, in questo momento.

“Stringi allora”.
“Se è troppo dimmelo subito”

“Certo”.
Siamo noi…non è una finzione, Siamo carne, sangue, pelle, bisogno. Soprattutto quello. Un bisogno d’amore storto, Lo manifesto così. Lo accogli e lo ricambi. Stringi e il piacere ti modifica i tratti del viso. Io sento solo amore. Mi pace e mi impaurisce. Che strana paura. Stringi più forte del solito. Saranno almeno le cinque. O le sei.  La sera è arrivata senza annunci, troppo presto come sempre. Nessuno di noi se n’è accorto. Solo oscurità che si è mischiata alle solite tonalità sfumate della città. Abbiamo la nostra luce, abbiamo  la nostra elettricità nel corpo..”

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Foto parte della corrispondenza tra Andrea e Francesca.

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