Non un appunto per una narrazione.
Non una telefonata
Nemmeno un reading
La solitudine della stanza, fantasie che vanno e vengono, vengono e vanno.. Nessuno sguardo.
Il corpo e la mano che carezza
Immaginare il tuo sguardo, anche se lontano
Immaginarti solo come spettatore.
Il resto appartiene solo a me.
I polpastrelli carezzando il corpo,
carezzano anche la tua assenza.
Il “senza”, la mutilazione, la perdita, il ritrovarsi, il bacio, il morso, il rimpianto la montagna russa, il mai più, il troppo, il senza fine.
( perché questo siamo, questo siamo stati, questo non cancelliamo)
A volte a Parigi.
A volte in un posto che abbiamo deciso di non nominare mai
A volte nella città dei grigi.
Noi.
E a te, immaginario osservatore, mentre la mano indugia su pelle, assenza, rimpianto e mucose, anche le parole.

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