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Questo perdermi, questa caduta [frammento, deriva, senza scampo, in ogni caso]

Di Francesca Mazzucato

Solo per un attimo; ma bastava.
Era una rivelazione improvvisa, una vampa di rossore che si prova a dominare, ma poi, quando prorompe, non si può che cedere di fronte al fatto che si espande, e ci si ritrova all’orlo estremo, in bilico, e si trema e si sente il mondo farsi dappresso, gravido di un qualche stupefacente significato, una pressione simile all’estasi, che spacca la crosta sottile, prorompe e si versa con un sollievo straordinario sui tagli e sulle piaghe.

V. Woolf

 Ho trovato questa citazione su un social network, sfogliando gli aggiornamenti, in questo periodo inquieto, come sempre quando sto per partire per Zurigo. Non so neanche da quale libro provenga. Dovrei riconoscerla ma sono ancora distratta e assente, come in un sogno, come in un incubo, passo da euforie a depressioni, lavoro pensandoti, penso ad altri, sovrappongo liturgie. L’ho vista e l’ho raccolta.

Questo Perderti L’ho vista e  sentita, ero io, era quello che è stato, era quell’attimo, era quel per sempre era quell’espandersi, era quel morire, con te  dentro, con te addosso.

Non potevo far finta di niente, avrei voluto.

Mi è sembrata uno specchio, di come è stato . Non solo, tragicamente, uno specchio  di com’è, ancora.

Nella distanza a frammenti, nella freddezza consapevole che mostri, nel tuo stile impeccabile, nel tuo sapere del potere che hai, dell’impronta molto più presente di quella sul polso, del mio cuore a frantumi nelle strade che tu percorri, e io anche.

Nonostante tutto.

Ci sei riuscito a spaccare quella crosta che credevo così potente.
Posso girarci attorno.

Posso smettere di contare i giorni, gli anni, le volte che mi torni in mente, le nuove seduzioni, le scopate estemporanee, le voglie, i pensieri distratti e i momenti, posso smettere di fare computi di rovine,  di mandarti gli auguri per il compleanno quando inizia l’anno, ma saprò che il 2 gennaio è il tuo compleanno  e lo ricorderò per sempre. Per tutta la vita, il due gennaio. Nella testa quella data, io che spesso le perdo per strada le date, nella testa i tuoi anni, e  questo tempo infinito, che non è niente, che passa, basta un’eco.
Adesso, ho la tua voce addosso.
Non uso il tuo nome, ma la mia pelle sa,  la tua anche.[ e mentre sentivo la tua voce era, in qualche modo, di nuovo un toccarti e un lasciarmi toccare, di nuovo un aprirmi a te, di nuovo un altare]
Così ho scritto-

Non è ancora uscita, è una breve storia narrata  con la febbre della notte insonne, con le palpebre che scivolavano.

Non è ancora disponibile, lo sarà, entro breve. Lo dirò.
Ma dovevo raccontare quello che c’era stato accanto,  la premessa, quel tuo potere, quel gelo impeccabile, senza sbavature, e quel tuo amore che sapevo. Che sai. Perché lo so come sai provare amore. Quel tuo amore che con me diventa killer. Quel tuo amore che io voglio così.
Dovevo raccontare l’intorno,  la città dove tornerò, la città dove ci sarà una canzone per me e forse anche altro, (bello, luminoso, invitante, la città dove tu non sarai, in quei giorni [o forse sì, ma mi avresti detto lo stesso così, come quella volta all’Hotel Gregory, come sempre]

Dovevo raccontare questa infinito sgorgare sangue, questo grumo scivoloso, questo sigillo di perdizione dall’ impossibile sutura, questa ferita radiale ancora viva, quest’anno, nuovo per una manciata di giorni, quest’anno che volevo lontano da te, dal ricordo, dall’ombra, dal sangue di assenza, dal bisogno.
Sei sempre come sapevo. Così violento e pieno di stile.
Così intensamente perverso, come perverso e sofferente è il mio gemito, la musica che ti dedico, lo scritto.

C’è stata una colonna sonora che sappiamo, c’è stata un’altra che ho inventato,  e deciso che appartenesse a noi, senza vera ragione.
Adesso, è in questa che mi ritrovo, questa  che è stata il motivo, ascoltandola,
di tanti pensieri arrivati a proliferare

Usa tutto l’amore che porto
Molto meglio che farlo marcire
Girandoci intorno
Che vederlo riposto con cura
E mangiarselo dentro
Usa tutto l’amore che svendo
Fa che non me ne resti più niente
Che non debba trovarmi domani
A contare gli avanzi ”

Con gli avanzi dell’amore che portavo ho  fatto i conti mille e mille volte con mille parole
adesso aspetto una nuova colonna sonora,  credo e spero in tante nuove canzoni,
lo spero, se no la città si dovrà inginocchiare, se no la liquida crudeltà di Zurigo dovrà trovare modi e tempi per farsi perdonare.

 


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