Deriva #2

Andrea.
Sono tornata da Parigi stamattina.
Una parte di me è ancora lì. Quella città mi somiglia, io le somiglio.
IN TANTI DETTAGLI RITROVO LE MIE LITURGIE, LE  MIE OSSESSIONI: NELL’ATMOSFERA INFILTRANTE, NELLE STRAVAGANZE, NELLE PANCHINE BAGNATE, NEL VENTO CHE MI PETTINA, NELLA COLAZIONE SOTTO L’HOTEL-QUASI-CASA, GONFIA DI SONNO MISCHIATA ALLA GENTE CHE SFOGLIA “L’EQUIPE”.
E’ UNA CITTÀ CHE NON COMPLETA I MIEI SILENZI, CHE ANNUISCE ALLE ESITAZIONI,  MI PERMETTE  DI RIUSCIRE  A MIMETIZZARMI, SE MI SENTONO PARLARE SOLO IN FRANCESE,  LA MIA NAZIONALITÀ SI DILUISCE E POI SVANISCE.

PARIS
PARIS

Non mi ritrovo nemmeno io. Per fortuna.
Nessuno intuisce da dove vengo. Estranea, guardo, mi sporco le dita con le biro che si rompono mordendole in cima, siedo ai tavolini piccoli, sui divani rossi. Osservo per ore chi entra e chi esce.
Negli sguardi altri paesi, altri approdi.
La sua preziosità è anche questa: Parigi permette di perdersi.
Di perdere quel fardello, a volte crepato, ferito o vergognoso che  mi porto dietro. Lì si vestono tutti di nero, come me, si siedono per terra, leggono libri o ebook sull’autobus, in metropolitana, o, per ore, ai caffè. La vita che faccio, da sempre,  tempi lunghi, morbidi e confortevoli in apparenza. Un attento osservare, continuo, radicale e senza sconti. Un narrare e narrarsi incessante, un mettersi a nudo, nel corpo, nei gesti e nei pensieri.
DARE TESTIMONIANZA, ANCHE DEI MOTI INTERIORI, DEI SUBBUGLI IMPROVVISI.
UNO SGUARDO CHE PARTE DAL CORPO E DIVENTA SOCIALE, POLITICO, UN IMPASTO DI RIMPIANTO, LETTERATURA, PAROLE, TEATRO, CINEMA, LIBRERIE.
QUELLE LIBRERIE CHE SPUNTANO OVUNQUE, ALCUNE SONO VERE  BASILICHE LAICHE.
QUELLE LIBRERIE DOVE RESTO ORE E ORE E DOVE TUTTA LA LETTERATURA È VENERATA, PROPRIO TUTTA. DIVISA PER PAESI, PER NOVITÀ, PER  GENERE, E SISTEMATA CON CURA, COME SISTEMANO LE BANCARELLE DEL MERCATO DEI FIORI.
I LIBRI E I FIORI, QUASI CONFONDIBILI, CAMMINO E NON POSSO EVITARE DI FERMARMI. FOTOGRAFO,  AMMIRO, COMPRO TULIPANI.
Parigi rende basilica laica tutto quello che per me è importante.
PARIGI È IMPOVERITA E IPNOTICA.
Parigi è drammatica, liquida, affaticata, delicata.
PARIGI PRENDE PER MANO, E CONDUCE DOVE UNO VUOLE, ANCHE IN “PASSAGGI DI SILENZIO”.
LATERALI, PICCOLE STRADE, VIOTTOLI DOVE NON TE LI ASPETTI.
POCO DOPO, GLI IMMENSI BOULEVARD SI APRONO DAVANTI SENZA CHE UNO SE LO ASPETTI. I PALAZZI NELLA LORO MAESTOSITÀ RENDONO IL PASSEGGIARE UNA VERA ARTE. PRECISA. DEFINITIVA. OGNUNO, CAMMINANDO, A PARIGI, DISEGNA MAPPE.
OGNI SINGOLA MAPPA HA UN VALORE.
Amo quella città, ci vado  e porto con me amori pulsanti, o crepati, amori vissuti fino al logoramento, di cui ho succhiato la linfa, da cui sono uscita crollata o amori  perduti: riparto e ritorno da così tanti anni che ho perso il conto.
NON È DIFFICILE AMARLA, E LASCIARSI AMARE.
Voluttuosa, Parigi, ti offre la cura del corpo, l’indulgenza del tempo e l’incantesimo del resto. Echi. Brusii. Politica. Necessità.
GIORNI. TRASCORRONO RAPIDI E CALDI. A VOLTE CI SONO SILENZI IRREALI.
SONO COME DEGLI SPAZI. PARENTESI DI RESPIRO NELL’INSIEME CARICO DI SEDUZIONI NON IMMAGINARIE.
C’È STATA UNA LUCE SIMILE A UN BACIO, SIMILE ALLE TUE CAREZZE, CERTE MATTINE.
Il bacio di quel sole parigino, un giorno, è stato delicato come quel momento “necessario” al Terrasse, il nostro esordio quando si fermò il tempo nella notte di sortilegi.
C’È STATO TANTO SOLE.
Poi quegli squarci di cielo cupo che non è mai senza speranza, come a Zurigo quando vuole mostrarsi implacabile. A Parigi non c’è nulla d’implacabile.

Andrea, a volte ho, ancora, sentito la tua presenza precisa, vivida nella stanza, ti ho sognato che correvi sul lungo Limmat.
SARAI TORNATO A ZURIGO, O SARAI ANCORA IN QUALCHE ALTROVE?
RESTERAI, IN OGNI CASO, PER ME IRRAGGIUNGIBILE?
COME AL SOLITO, A PARIGI, PENSARE A TE È STATO UN COSTANTE SOTTOFONDO.
Un viaggio breve, bello, a volte malinconico, a volte intenso, di lavoro e piacere, con ottimi risultati, carico di soddisfazioni. Potevi non attraversare la mia mente.
Non era scontato.
Ma l’oblio è come la morte. Lo scrive anche Milan Kundera. E io non voglio lasciarti morire, non voglio lasciarti andare.
NON MI RASSEGNO. NON CHIEDERMI PERCHÉ, NON LO SO.
Avrei voluto raccontarti, dirti tutto quello che mi è capitato e che mi cambierà, in meglio, diverse prospettive e nel complesso, la vita.
TUTTO QUELLO CHE MI PORTERÀ PRESTISSIMO A ZURIGO.
Lo sai che verrò.
AUTONOMA, CERTO, CON TRACCE DA SEGUIRE, AZZARDI E PROGETTI.
CON LA “MIA” ZURIGO A CUI PENSAVO ANCHE LÌ, OGNI TANTO.
GUARDANDO LA SENNA D’UN GRIGIO VERDE SELVAGGIO MI VENIVA IN MENTE LA LIMMAT.  DOVRÒ PERCORRERNE GLI ARGINI, STUDIARLA

PARIS 024
Paris

E TU? DOVE SEI? TORNAVI IN MENTE INSIEME AL FIUME.
PENSAVO AL TUO VISO E AL BISOGNO DI LEVARTI GLI OCCHIALI, OFFRIRTI LE MIE LABBRA. SUBITO, SULLA SOGLIA, OGNI VOLTA.
NON C’È STATA UNA FINE VERA, LA FINE SI DICE, SI DICE A VOCE,  LA FINE SI URLA ADDOSSO, LA FINE SI VIVE DA DISPERATI, SENTENDO OGNI LETTERA SUL CORPO.
Le fini non arrivano via mail come la disdetta di un utenza telefonica, le fini non sono nell’esasperazione di un messaggio.
In una comunicazione scritta, lunga centinaia di mail e troppo poche volte a voce, nella distanza.
LE MAIL POSSONO DARE IMPRESSIONI DISTORTE, POSSONO FARSI FONTI DOLORI DISTORTI, CONVOGLIANO DESIDERI ESAGERATI E MELODRAMMI.
ERI NEI MIEI PENSIERI, AL MATTINO, APPENA SVEGLIA, IN OGNI SOSPIRO, IN OGNI LACRIMA IMPREVISTA, MENTRE ERO A PARIGI, ANDREA.  HO GIRATO, INCONTRATO GENTE. TROVAVO POSTI MOLTO BELLI. GODEVO, A VOLTE, INTENSAMENTE, DEGLI ISTANTI.
E POI.
PENSAVO A NOI. QUANDO, VICINI,  SIAMO RIUSCITI A PARLARE E A VINCERE IL TEMPO, QUEL TEMPO DI RINCORSA.
SIAMO RIUSCITI A COMUNICARE DAVVERO, OLTRE A QUELLA COMUNICAZIONE DEI CORPI CHE ERA FEBBRE, STRAZIO, PIACERE, URGENZA, APPAGAMENTO.
A volte è capitato anche a parole, quando te lo concedevi.
DICESTI “MI PIACEREBBE, A VOLTE, RAGGIUNGERTI A PARIGI, UNA VOLTA, VEDERE COME LA VIVI, COME TI SENTI QUANDO SEI LÌ”
IN QUEL MOMENTO, CI IMMAGINAI INSIEME NEL MIO PICCOLO “HOTEL-QUASI -CASA” (UNO IN OGNI CITTÀ CHE AMO, UNA VITA IN TANE PRESE A PRESTITO, RIPARI PARZIALI IN COMODATO D’USO, DA CONDIVIDERE PER AMORE E PER DESIDERIO, PER PREDESTINAZIONE E FOLLIA, SOLO PER QUESTO)
TI DISSI, PIÙ AVANTI, QUANDO CERCAVI DI RIAVVICINARTI A ME E IO SFUGGIVO APPENA ( CON POCHISSIMA CONVINZIONE):
“No non verrei a  Vienna  oltre a Zurigo, nella mia vita è tornata Parigi, prepotente, lenitiva, importante”.
COSÌ, IN QUESTI GIORNI, È STATA. LENITIVA. BUONA; È UNA CITTÀ BUONA, CHE SA DISTRARRE E SOLLETICARE LA MENTE ED IL CORPO, CHE È FATTA PER SEGNARE DI RICORDI E DIMENTICARE IL RESTO.MI SONO STANCATA, DISTRATTA, HO AVUTO PIACEVOLI INVITI A CENA.
Tu, sempre accanto, voglia di farti sapere, voglia di rischiare una proposta
( Ci vediamo? vengo presto a Zurigo.) Così, lasciando cadere il prima.
Non potevo. Hai detto no poco tempo fa. Che eri via, che eri arrabbiato.
Dovevo rispettarlo.
Devo lasciar andare.
Imparare. Respirare piano. Capire.
Posso scrivere. Questo mi è consentito.
seno Un messaggio in bottiglia. Forse, dalla Senna alla Limmat, o forse no.
INTENSI TENTATIVI DI PENSARE AL TUO ULTIMO MESSAGGIO COME SUPERABILE. E POI.
CI SONO CONFINI CHE NON SI POSSONO VALICARE.
Dopo un po’ ho smesso di scriverti dal cellulare,  quelle mail abortite erano inutili perché non potevo e non dovevo cliccare “invia”, me lo sono imposta, e quello che volevo dirti l’ho scritto sul mio carnet nero. Volevo dirti tutto, quel solito tutto. Quel tanto.  Avevo sempre quella voglia di condividere. Proprio con te, che, a Parigi con me ti sentiresti appagato, sereno. Lo so. Lo sai.

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Dire a te le cose, è sempre il mio primo pensiero. Come  sentirti. Vicino. Il tuo respiro, la tua bocca le tue mani. Quando siamo stati insieme, i nostri respiri intrecciavano nell’aria arabeschi e ghirigori d’amore e desideri, la necessità dei nostri corpi pronta al risveglio.
QUANTA INTENSITÀ.
Eppure, sapendo che non dovevo, quante email ho iniziato, incredibili pezzi di pensieri, di sentimenti, frammenti variabili rimasti fermi. Bloccati.
Non avrebbero raggiunto il tuo altrove?
Oppure, nonostante tutto  pensi   a me, e la tua esasperazione nell’ultimo messaggio  del 25 marzo  non era per sempre? ( vaghe, remotissime speranze). Era feroce, come lo sono stata io  nel mio scritto, nei miei messaggi.
Era una mail rigida. Perentoria.

Per rispetto a questo non ti ho scritto, Andrea,  non ti ho scritto dal Centro Pompidou, seduta per terra, in quel meraviglioso luogo di colori e di bellezza.
Non ti ho scritto da Bastille, dall’Hotel de Ville.
Non ti ho scritto su una di quelle giostre antiche. Ho fatto cinque giri di fila una volta, mi girava la testa, ti avrei voluto accanto. Mi avresti impedito di cadere? Non lo so, tu sei stato la mia caduta. Mi sarebbe piaciuto crederlo. Immaginare un nuovo inizio.
Ho creato una serie di esordi.
“Ciao, volevo dirti”. Poi eliminavo. Non le ho nemmeno salvate nelle bozze.Ho cancellato il tuo indirizzo ( anche se lo so a memoria) dai miei contatti di gmail e riscriverti, avrebbe significato riaverlo, ritrovarlo ogni volta, digitando la A.
Non potevo consentirmi una simile fitta di dolore.
Quando rivedo il tuo indirizzo email, è inevitabile il sussulto. Le tracce ci sono già. Aggiungo queste cornici. Il precorso è già stato tracciato, si tratta di indicare la strada. Come si dipana, arricchire.

Seguiranno frammenti di corrispondenza epistolare esclusiva…


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Desiderosamente

Comment

  1. Chantal Mazzacco 9 aprile 2012 at 19:02 - Reply

    Brava

    • 30228 weather 11 aprile 2017 at 23:56 Reply

      Pyh ha… Var helt bange for at du havde opgivet at blogge og dermed opgivet alle os herude. Flad for at du er her igen. Vi havde en hel krise, for lørdag bagte jeg din fantastiske æblekage med marcipan og gemte den pÃ¥ min IPad. Da min datter skulle bruge opskriften søndag kunne vi ikke fÃ¥ den frem pga. fejl pÃ¥ din blog. Godt at jeg har en god hukommelse ; o ) … Knus Lena

    • Trudy 15 febbraio 2017 at 10:37 Reply

      If your arcitles are always this helpful, “I’ll be back.”

    • Francesca Mazzucato 9 aprile 2012 at 22:06 Reply

      Grazie a Rossella e Chantal per questi commenti e per l’apprezzamento.- Fatemi sempre sapere cosa ne pensate, come vi sembra, se questo work in progress consente un quadro efficace delle relazioni intime, dell’erotismo nel contemporaneo. Aspetto con piacere suggerimenti, direzioni, affluenti possibili.A presto

  2. […] pubblicati prima, per  per “Frammenti di un discorso amoroso ed erotico del contemporaneo” e per […]

  3. Rossella 2 aprile 2012 at 19:00 - Reply

    Che dire Francesca, spiazzante e spiazzata. Lungimirante come sempre.
    “Desiderosamente” tra esperimenti di audio e video poesia. E molto altro. Permette di perdersi. Sempre. La sua preziosità è anche questo. Come Parigi.

    Un abbraccio forte. Ci si aggiorna quanto prima.

    Rossella

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