cagna bdsm

Ed è quello che sono a sfuggirmi dal corpo senza controllo e anche quando non è il contesto giusto, l’uomo giusto, l’attimo perfetto; quella cagna languida che abita la mia sensualità, esce allo scoperto e con guaiti pietosi, si accascia scodinzolante e implorante.

Eccomi in ginocchio, a farmi riempire la bocca da un cazzo che conosco bene e che da solo, senza ruoli o giochi, da anni, da sempre, mi soddisfa.

Non sono la sua slave, anche se il rapporto tra di noi un po’ somiglia a quello che lega Padrone e schiava, ma solo perché lui ha un indole dominante, gesti potenti, un controllo totale dell’atto, della mente e delle parole. E’ solo un inclinazione, per quanto netta, è solo una disposizione dell’animo la sua. Non gioca, il suo è un amore pesante, un calore dolente, un affettività mozzata, qualcosa che si ferma all’afferrare al prendere, al possedere e mai ad accarezzare, a sfiorare.

cagna bdsm La nostra, quando si mescola, diventa una sensualità torbida, disperata ed esasperata insieme, un grido d’amore cupo, che solo gli occhi possono vedere e infatti, non guardiamo amarci, e se succede, gli occhi fuggono per quel pudore, per quel timore che i nostri desideri si mostrino e i nostri bisogni si riconoscano e comprendano una volta e per sempre.

 No. Davvero. Giammai.

Perché è un bisogno il nostro, che va oltre il sesso, l’amore e il possesso, è il servirsi dell’altro per soddisfare quel grido doloroso di colpi e ferite che col corpo non c’entrano.

Non deve accadere.

E ancora in ginocchio con la bocca piena del suo membro teso, alzo occhi liquidi e imploranti, cercando i suoi che guardano altrove e mi chiedo se ne stia rendendo conto, che sono inginocchiata ai suoi piedi, con le braccia in mezzo alle gambe, esattamente come una cagna che “ fa la cuccia”. Chissà se vede che somiglio alla sua cagna, a quell’animale a quattro zampe che lo accompagna a passeggio in città, chissà se sente che gli sto sfregando i seni sulle cosce, se si accorge che, proprio come i cani fanno col muso, i miei seni stanno cercando una carezza, e si spalmano implorando le sue mani, e bramano con i capezzoli duri e scuri, anche un gesto distratto di un dito, uno sfiorare o addirittura.

Magari. Per favore. Sfiorami.

Uno strizzare, un palpare almeno.

Toccami.

E mentre spremo la mia pelle sulla sua, quella strana danza dei miei seni dà il tempo alla mia bocca e succhio il cazzo, non solo con le labbra, ma col tutto il corpo. Sinuosa, languida, molle e bagnata, lo scopo con la bocca, muovendo tutto il corpo, ed è un piacere intenso anche se non esplode in nessuno orgasmo, è qualcosa di reiterato, di impossibile da terminare, un piacere come una nota costante, bassa e prolungata, che non sale e che non scende e non smette di suonare.

Anche quando mi scopa, faccio in modo che prenda come farebbe con una cagna, e senza poterne fare a meno, senza che questo piacere afoso e greve, mi permetta di tornare ad essere donna, come cagna prima godo poi ripulisco il suo cazzo dai miei umori. E’ lui a chiedermi di pulire via tutto, di pulire bene quello che ho sporcato e torno a leccare fedele e devota l’unica cosa che mi concede di baciare.

Da sempre, nessun bacio tra di noi

 E mentre torno a desiderare le sue mani, la sua bocca, la sua pelle, mi rimetto in ginocchio come prima, brava faccio la cuccia con il suo cazzo che, uscito dalla mia calda bocca fa ricadere il suo piacere sulle mie labbra, sui miei seni. Uno sguardo fortuito mi basta e intendo e ricomincio a leccare quello che, se fossi la sua cagna, sarebbe il dono del mio padrone.

Grazie

Sul blog, a parte nella sezione dedicata, non sono mai stati pubblicati racconti, questa è l’eccezione, questo non è un racconto è un grido.


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Desiderosamente

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